La dialettica hegeliana

L’unico punto, per ottenere il progresso scientifico – e intorno alla cui semplicissima intelligenza bisogna essenzialmente adoperarsi – è la conoscenza di questa proposizione logica, che il negativo è insieme anche positivo, ossia quello che si contraddice non si risolve nello zero, nel nulla astratto, ma si risolve essenzialmente solo nella negazione del suo contenuto particolare, vale a dire che una tale negazione non è una negazione qualunque, ma la negazione di quella cosa determinata che si risolve, ed è perciò negazione determinata. Bisogna, in altre parole, saper conoscere che nel risultato è essenzialmente contenuto quello da cui esso risulta, il che è propriamente una tautologia, perché, se no, sarebbe un immediato e non un risultato. Quello che risulta, la negazione, in quanto è negazione determinata, ha un contenuto. Codesta negazione è un nuovo concetto, ma un concetto che è superiore e più ricco che non il precedente. Essa è infatti divenuta più ricca di quel tanto che è costituito dalla negazione, o dall’opposto di quel concetto. Contiene dunque il concetto precedente, ma contiene anche di più, ed è l’unità di quel concetto e del suo opposto. Per questa via deve il sistema dei concetti, in generale, costruire se stesso, e completarsi per un andamento irresistibile, puro, senza accogliere nulla dal di fuori.

Come potrei io presumere che il metodo, che ho seguito in questo sistema della logica, o anzi, il metodo che questo sistema in se stesso segue, non resti ancora suscettibile di molti perfezionamenti, di molti rifinimenti per ciò che riguarda il particolare? So, anche, però, che esso è l’unico vero. Questo risulta già di per sé da ciò, che un tal metodo non è nulla di diverso dal suo oggetto e contenuto; poiché è il contenuto in sé, la dialettica che il contenuto ha in lui stesso, quella che lo muove. E’ chiaro che nessuna esposizione può valere come scientifica, la quale non segua l’andamento di questo metodo e non si uniformi al suo semplice ritmo, poiché è l’andamento della cosa stessa.

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La necessità del nesso e il sorgere immanente delle differenze di devono poi trovare nella trattazione della cosa stessa, poiché tutto questo cade nella progressiva determinazione che il concetto compie di sé.

Quello, per cui il concetto si spinge avanti, è quel negativo, dianzi accennato, che ha in sé; codesto è il vero elemento dialettico. La dialettica, che viene trattata come una parte separata della logica, e che, quanto al suo scopo e al suo punto di vista, rimase, si può dire, interamente disconosciuta, acquista con ciò ben altra dignità.

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Ma in quanto ci si ferma al lato astratto – negativo della dialettica, il risultato è semplicemente la nota affermazione che la ragione è incapace di conoscere l’infinito; risultato singolare, questo, poiché l’infinito è il razionale, di dire che la ragione non è capace di conoscere il razionale. In questo elemento dialettico, come si prende qui, e perciò nel comprendere l’opposto nella sua unità, ossia il positivo nel negativo, consiste lo speculativo. E’ il lato più importante, ma più difficile per il pensiero non ancora esercitato, non ancora libero.

Hegel, Scienza della logica

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