“ORDO AB CHAO” E “POST TENEBRAS LUX” (René Guénon)

Negli alti gradi della Massoneria Scozzese esistono due motti il cui senso ha un rapporto con alcune delle considerazioni da noi esposte in precedenza: uno è Post Tenebras Lux e l’altro Ordo ab Chao; e a dire il vero il loro significato è così strettamente connesso da essere pressoché identico, anche se Ordo ab Chao è forse suscettibile di un’applicazione più ampia. In effetti essi si riferiscono entrambi all'”illuminazione” iniziatica, il primo direttamente e il secondo in via consequenziale, dato che è la vibrazione originaria del Fiat Lux a determinare l’inizio del processo cosmogonico in conseguenza del quale il “caos” sarà ordinato per diventare il “cosmo”. Le tenebre rappresentano sempre, nel simbolismo tradizionale, lo stato delle potenzialità non sviluppate che costituiscono il caos; e correlativamente, la luce è messa in rapporto con il mondo manifestato, nel quale queste potenzialità saranno rese attuali, vale a dire con il “cosmo”, attualizzazione che è determinata o misurata, in ciascun momento del processo di manifestazione, dall’estensione dei “raggi solari” partiti dal punto centrale in cui è stato proferito il Fiat Lux iniziale.

La luce è perciò effettivamente “dopo le tenebre”, e ciò non soltanto dal punto di vista “macrocosmico”, ma altresì dal punto di vista “microcosmico” che è quello dell’iniziazione, giacché, sotto questo profilo, le tenebre rappresentano il mondo profano dal quale proviene il recipiendario, ovvero lo stato profano in cui questi si trova inizialmente, fino al momento preciso in cui diventerà iniziato col “ricevere la luce”. Mediante l’iniziazione l’essere passa perciò “dalle tenebre alla luce”, così come il mondo, alla sua origine (e il simbolismo della “nascita” è ugualmente applicabile in entrambi i casi), è passato “dalle tenebre alla luce” in virtù dell’atto del Verbo creatore e ordinatore; e di conseguenza l’iniziazione è veramente, del resto secondo un carattere molto generale dei riti tradizionali, un’immagine di “ciò che fu fatto all’inizio”.

D’altro canto, il “cosmo”, in quanto “ordine” o insieme ordinato di possibilità, non è soltanto derivato dal caos come stato “non ordinato”, ma è inoltre propriamente prodotto a partire da quest’ultimo (ab Chao), nel quale tali possibilità sono contenute allo stato potenziale e indistinto, e che è in tal modo la materia prima (in senso relativo, ovverosia più esattamente e nei confronti della vera materia prima o sostanza universale, la materia secunda di un particolare mondo) o il punto di partenza “sostanziale” della manifestazione di tale mondo, così come il Fiat Lux ne è, da parte sua, il punto di partenza “essenziale”. In modo analogo, lo stato dell’essere prima dell’iniziazione costituisce la sostanza “indistinta” di tutto quel che esso può diventare effettivamente in seguito, perché, come già abbiamo detto in precedenza, l’iniziazione non può avere l’effetto di introdurre in lui possibilità che non esistano in lui fin dall’inizio (ed è questa la ragion d’essere delle qualificazioni richieste come condizione preventiva), in modo non diverso dal fatto che neppure il Fiat Lux cosmogonico è in grado di aggiungere nulla alle possibilità del mondo per il quale è proferito; senonché tali possibilità vi si trovano ancora soltanto in uno stato “caotico e tenebroso”, e occorre l'”illuminazione” perché esse possano incominciare a ordinarsi e, proprio a causa di ciò, a passare dalla potenza all’atto. E’ cosa che va ben capita, in effetti, che questo passaggio non si effettua istantaneamente, ma prosegue nel corso di tutto il lavoro iniziatico, analogamente al fatto che, dal punto di vista “macrocosmico”, esso prosegue durante tutto il corso del ciclo di manifestazione del mondo considerato; il “cosmo” o “ordine”, non esiste ancora se non virtualmente in forza del Fiat Lux iniziale (il quale – in sé e per sé – deve essere concepito come avente carattere di “intemporalità”, perché precede lo svolgimento del ciclo di manifestazione e non può quindi situarsi all’interno di quest’ultimo), e, del pari, l’iniziazione non è ancora se non virtualmente compiuta in virtù della comunicazione dell’influenza spirituale della quale la luce è in qualche modo il “supporto” rituale.

Le altre considerazioni che si possono ancora dedurre dal motto Ordo ab Chao si riferiscono piuttosto al ruolo delle organizzazioni iniziatiche verso il mondo esteriore: poiché – come abbiamo appena detto – la realizzazione dell'”ordine”, in quanto essa fa una sola cosa con quella della stessa manifestazione nel campo di uno stato di esistenza qual è il nostro mondo, prosegue in modo continuo fino all’esaurimento delle possibilità che vi sono implicate (esaurimento in grazia del quale viene raggiunto l’estremo confine a cui può spingersi la “misura” di questo mondo), tutti gli esseri che sono in grado di prenderne coscienza devono, ciascuno al suo posto e secondo le sue modalità proprie, concorrere effettivamente a tale realizzazione, la quale è anche indicata come quella del “piano del Grande Architetto dell’Universo”, nell’ambito generale ed esteriore, mentre – nello stesso tempo – ognuno di essi, in virtù del lavoro iniziatico vero e proprio, realizza in se stesso, interiormente e in particolare, il piano che a quest’ultimo corrisponde dal punto di vista “microcosmico”. Si può capire facilmente come tutto ciò sia – in tutti gli ambiti – suscettivo di applicazioni diverse e molteplici; così per quel che riguarda più specialmente l’ordine sociale, ciò che che è in questione qui potrà tradursi nella costituzione di un’organizzazione tradizionale completa, sotto l’ispirazione delle organizzazioni iniziatiche, le quali, costituendo la parte esoterica, saranno in qualche modo lo “spirito” vero e proprio di tutto l’insieme di una simile organizzazione sociale; e quest’ultima rappresenta di fatto bene, anche sotto il profilo exoterico, un vero “ordine”, in opposizione al “caos” rappresentato dallo stato puramente profano al quale corrisponde l’assenza di una tale organizzazione.

Ricorderemo ancora, senza insistervi oltre misura, un altro significato di carattere più particolare, il quale è d’altronde legato in modo abbastanza diretto a quello da noi indicato in ultimo, giacché si riferisce tutto sommato allo stesso ambito: tale significato si riferisce all’utilizzazione, per farle concorrere alla realizzazione dello stesso piano d’insieme, di organizzazioni esteriori, inconsapevoli come tali di questo piano e apparentemente opposte le una alle altre, sotto una direzione “invisibile” unica, la quale è, essa, al di là di tutte le opposizioni; a ciò abbiamo fatto accenno in precedenza, segnalando che la cosa aveva trovato applicazione, in modo particolarmente preciso, nella tradizione estremo-orientale. In se stesse, le opposizioni, a causa dell’azione disordinata che generano, costituiscono di fatto una specie di “caos” per lo meno apparente; senonché si tratta precisamente di far servire proprio questo “caos” (assumendolo in qualche modo come la “materia” su cui si esercita l’azione dello “spirito” rappresentato dalle organizzazioni iniziatiche dalla natura più elevata e più “interiore”) alla realizzazione dell'”ordine ” generale, così come, nell’insieme del “cosmo”, tutte le cose che sembrano opporsi tra di loro non perciò perdono, infine, la loro reale natura di elementi dell’ordine totale. Perché le cose siano veramente così, occorre che ciò che presiede all'”ordine” adempia, nei confronti del mondo esteriore, la funzione di “motore immobile”: questi, mantenendosi nel punto fisso che è il centro della “ruota cosmica”, è per ciò stesso il perno attorno al quale la ruota gira, la norma sulla quale il suo movimento è regolato; ciò può esserlo solo perché non partecipa al movimento, e tale è senza che debba intervenire appositamente, perciò senza intromettersi in nessun modo nell’azione esteriore, la quale appartiene nella sua integralità alla circonferenza della ruota. Tutto quello che è coinvolto nelle rotazioni di quest’ultima non può se non avere la natura di modificazione contingente che muta e passa; solo permane ciò che, unito al Principio, si mantiene invariabilmente nel centro, immutabile come il Principio stesso; e il centro – che da nulla può essere influenzato nella sua unità indifferenziata – è il punto di partenza della molteplicità indefinita di tali modificazioni, che costituiscono la manifestazione universale; e nello stesso tempo è anche il punto a cui esse confluiscono, giacché è nei suoi versi che esse tutte sono in definitiva ordinate, così come le potenze di ogni essere sono necessariamente ordinate in vista della sua reintegrazione finale nell’immutabilità principale.

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