L’occhio che vede tutto (René Guénon)

Uno dei simboli comuni al cristianesimo e alla massoneria è il triangolo nel quale è inscritto il Tetragramma ebraico, o qualche volta semplicemente uno IOD, prima lettera del Tetragramma che in questo caso può esserne considerato un’abbreviazione, e che d’altronde, in virtù del suo significato principiale, è esso stesso un nome divino, anzi, il primo di tutti secondo certe tradizioni. Talvolta lo IOD stesso è sostituito da un occhio, che viene generalmente designato come l’OCCHIO CHE VEDE TUTTO. La somiglianza di forma tra lo IOD e l’occhio può effettivamente prestarsi a un’assimilazione, che del resto ha numerosi significati sui quali, senza pretendere di svilupparli qui interamente, può essere interessante fornire almeno alcune indicazioni. Anzitutto è opportuno osservare che il triangolo in questione occupa sempre una posizione centrale e inoltre nella massoneria è espressamente collocato fra il sole e la luna. Da ciò risulta che l’occhio contenuto in questo triangolo non dovrebbe essere rappresentato come un occhio comune, destro o sinistro, poiché sono in realtà il sole e la luna che corrispondono rispettivamente all’occhio destro e all’occhio sinistro dell’UOMO UNIVERSALE, quando quest’ultimo si identifica con il MACROCOSMO. Perché il simbolismo sia del tutto corretto, quest’occhio dovrebbe essere un occhio “frontale” o “centrale” cioè un “TERZO OCCHIO”, la cui somiglianza con lo IOD colpisce ancor più; ed è effettivamente quel “terzo occhio” che “vede tutto” nella perfetta simultaneità dell’eterno presente. A tale riguardo esiste quindi nelle raffigurazioni comuni un’inesattezza che vi introduce un’ asimmetria ingiustificabile, e che probabilmente è dovuta al fatto che la rappresentazione del “terzo occhio” sembra piuttosto inusitata nell’iconografia occidentale; ma chiunque capisca bene questo simbolismo può facilmente rettificarla. Il triangolo diritto si riferisce propriamente al Principio; ma, quando è rovesciato per riflesso nella manifestazione, lo sguardo dell’occhio che contiene appare in un certo modo diretto “verso il basso”, cioè dal Principio verso la manifestazione stessa, e, oltre al suo senso generale di “onnipresenza”, esso allora assume più chiaramente il significato particolare di “Provvidenza”. D’altra parte, se tale riflesso viene considerato più particolarmente nell’essere umano, si deve notare che la forma del triangolo rovesciato non è altro che lo schema geometrico del cuore, l’occhio che si trova al suo centro è allora propriamente l’”occhio del cuore” (l’ aynul-qalb dell’ esoterismo islamico); quest’apertura, occhio o iod, può essere raffigurata simbolicamente come una “ferita”, e ricorderemo a tale proposito il cuore raggiante di Saint-Denis d’Orques, e una delle particolarità più notevoli del quale è precisamente il fatto che la ferita, o ciò che esteriormente sembra tale, assume visibilmente la forma di uno IOD. Non è ancora tutto: nello stesso tempo in cui raffigura l’”occhio del cuore” come abbiamo appena detto, lo IOD, secondo un altro suo significato geroglifico, rappresenta anche un “germe” contenuto nel cuore, che viene così assimilato simbolicamente a un frutto; e questo può d’altronde essere inteso sia in senso macrocosmico, sia in senso microcosmico. Nella sua applicazione all’essere umano, quest’ultima osservazione è da accostare ai rapporti del “terzo occhio” con il LUZ (roy du monde), di cui l’occhio frontale e l’occhio del cuore rappresentano in definitiva due localizzazioni diverse, e che è anche il “nocciolo” o il “germe d’ immortalità” e di “fonte d’immortalità”. Inoltre è sotto certi aspetti significativo che l’ espressione araba “aynul-khuld” presenti il duplice senso di “occhio d’immortalità” e di “fonte di immortalità”; questo ci riconduce all’idea di “ferita” di cui parlavamo sopra poiché nel simbolismo cristiano il doppio getto di sangue e d’acqua che esce dall’apertura del cuore di Cristo si riferisce anche esso alla “fonte d’immortalità”. Proprio questo “liquore di immortalità”, secondo la leggenda , fu raccolto nel GRAAL da Giuseppe d’Arimatea; e infine ricorderemo a tale proposito che anche la coppa è un equivalente simbolico del cuore e che, esattamente come quest’ultimo, essa è anche uno dei simboli tradizionalmente schematizzati nella forma del triangolo rovesciato.

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