La dialettica

Socrate: prendiamo proprio questo punto, come cioè il discorso abbia potuto passare dal biasimo alla lode.

Fedro: come lo spieghi?

Socrate: ecco: per la maggior parte il nostro discorso ha giocato in verità festosamente; ma fra le altre cose che abbiamo detto casualmente non sarebbe affatto privo di ricompensa cogliere scientificamente il significato dei due procedimenti.

Fedro: che procedimenti?

Socrate: Uno: abbracciare in uno sguardo d’insieme e ricondurre ad un’unica forma ciò che è molteplice e disseminato affinché definendo ciascun aspetto si attinga chiarezza intorno a ciò di cui s’intenda ogni volta insegnare.

………

Fedro: e qual è l’altro procedimento che dici, o Socrate?

Socrate: consiste nella capacità di smembrare l’oggetto in specie, seguendo le nervature naturali, guardandosi dal lacerarne alcuna parte come potrebbe fare un cattivo macellaio.

…….

Socrate: credimi, o Fedro, io sono innamorato di queste cose, delle suddivisioni e delle riunificazioni, per essere in grado di parlare e di pensare. E se ritengo che qualcun altro sia capace per sua natura di abbracciare l’unità che è naturalmente nel molteplice, lo seguo, “tenendo dietro alla sua traccia, come quella di un dio”. E ancora quelli capaci di far ciò -dio sa se dico bene o male- li chiamo finora “dialettici”. Ma ora dimmi, come dovremmo chiamare quelli che seguono l’insegnamento tuo e di Lisia? Non si tratta forse di quell’arte per la quale Trasimaco e altri sono divenuti provetti oratori, e tali rendono altri, purché portino loro dei doni, come a dei re?

Fedro: personaggi regali, certo, ma non hanno proprio alcuna idea delle questioni che tu presenti. Ma questo procedimento mi sembra che tu lo chiami con il suo termine giusto, definendolo dialettico. Tuttavia, il procedimento retorico, mi pare, ci sfugge ancora.

Socrate: come dici? Ci potrebbe essere qualcosa di veramente bello, che possa essere conosciuto scientificamente senza quel procedimento. Non lo si deve quindi assolutamente sottovalutare, né io né tu, ma dobbiamo dire quel poco che resta dell’arte retorica.

Fedro: oh, è tanto, o Socrate; tutto quanto è scritto nei manuali di retorica.

Platone, Fedro, 265c – 266d

 

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