L’eterno ritorno

Racconterò ora la storia di Zarathustra. La concezione fondamentale dell’opera, il pensiero dell’eterno ritorno, la più sublime formula di affermazione che in generale possa essere stata raggiunta, risale all’agosto dell’anno 1881: è stata abbozzata su un foglio che porta la scritta “6000 piedi al di là dell’uomo e del tempo”. Quel giorno andavo attraverso i boschi, costeggiando il lago di Silvaplana; mi fermai presso un poderoso e torreggiante blocco piramidale non lontano da Sulei. Quel pensiero mi venne allora.

…. “La gaia scienza” … da cento segnali annunzia l’approssimarsi di qualcosa di incomparabile; alla fine essa offre anche l’inizio dello Zarathustra; nel penultimo frammento del quarto libro essa presenta il pensiero fondamentale dello Zarathustra.

Nietsche, Ecce homo

….

Il peso più grave. – Se un giorno o una notte un demone strisciasse dentro la più solitaria tua solitudine e ti dicesse: “Questa vita, questa che adesso tu vivi e hai vissuto, dovrai viverla ancora una volta e un numero infinito di volte; e non vi sarà niente di nuovo, ma invece ogni dolore e ogni piacere, ogni pensiero e ogni sospiro e ogni cosa indicibilmente piccola e grande della tua vita ti ritornerà, e tutto nello stesso ordine e seguito … tornerà anche questo ragno e questo chiaro di luna fra gli alberi, e anche questo identico momento, ed io  stesso. L’eterna clessidra dell’esistenza sarà sempre di nuovo rovesciata, e tu con essa, granellino di polvere”. – Non ti getteresti tu allora per terra digrignando i denti e maledicendo il demone che così ha parlato? Oppure hai vissuto una volta un momento meraviglioso, in cui gli risponderesti:”Tu sei un dio e non ho mai udito voce più divina!”.

Se quel pensiero si impadronisse di te, farebbe di te un altro da quello che sei e forse stritolerebbe quello che sei; di fronte a tutto e a ciascuna cosa ti porresti la domanda: “Vuoi questo di nuovo per innumerevoli volte?” e questa domanda graverebbe come un peso schiacciante su ogni tuo atto. O altrimenti, quanto dovresti amare te stesso la vita per non aspirare ad altro che a questa ultima conferma eterna e a questo ultimo eterno suggello?

Nietsche, La gaia scienza

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Un accenno rivelatore

In un frammento scritto nel 1883, Nietsche dichiara di aver scoperto il segreto della grecità. I Greci credevano nell’eterno ritorno, perché la fede nei misteri significa appunto questo. L’osservazione è importante innanzitutto come testimonianza della balenante penetrazione storica di Nietsche (anche se egli riterrà opportuno non divulgare tale intuizione): il vertice della grecità va ricercato nell’estasi collettiva, nella conoscenza mistica di Eleusi. E si può essere certi che nello stabilire la suddetta relazione egli non pensava ai riti agrari e al ritmo ciclico della vegetazione. Ma più importante ancora è la rivelazione personale, qualcosa di simile alla confessione della settima lettera platonica: la dottrina suprema di Nietsche è una folgorazione mistica, una visione che libera da ogni pena, addirittura dall’individuazione. Dopo quell’esperienza tutte le idee, le discussioni, le dottrine di Nietsche non saranno altro che una commedia della serietà.

Colli, Dopo Nietsche

 

 

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