Conosci te stesso (Appendice 2)

Socrate – Ma allora, caro Alcibiade, anche l’anima, se vuole conoscere se stessa, deve guardare nell’anima e soprattutto in quella parte in cui sorge la virtù dell’anima, la sapienza, e in altro cui questa assomigli?

Alcibiade – Mi sembra di si, Socrate.

Socrate – Possiamo perciò dire che vi sia una parte dell’anima più divina di quella in cui hanno sede il conoscere e il pensare?

Alcibiade – Non è possibile.

Socrate – Ebbene, questa parte è simile al dio, e chi la contempla e conosce tutto ciò che è divino, dio e il pensiero, giunge a conoscere anche se stesso il più possibile.

Alcibiade – Sembra.

Socrate – Ma allora, come gli specchi sono più chiari di quello che si trova nel nostro occhio e più puri e luminosi, così  anche il dio è più puro e luminoso della parte migliore della nostra anima?

Alcibiade – È naturale, Socrate.

Socrate – Perciò, guardando al dio e, tra le cose umane, alla virtù dell’anima, ci serviremo dello specchio più bello, e così potremo vedere e conoscere noi stessi il più possibile.

Platone, Alcibiade maggiore

….

L’Intelligenza contempla il Dio, potremmo dire. Ma se si deve riconoscere che conosce Dio, si è costretti ad ammettere, per la stessa via, che conosce anche se stessa. E infatti conoscerà tutto ciò che ha origine da Lei e che il Dio ha dato e ciò che essa può. Ma se l’Intelligenza impara e conosce queste cose, conosce perciò se stessa, poiché una delle cose donate è lei stessa, o meglio, è lei stessa tutti questi doni. Perciò, se conosce Dio imparando dalle sue potenze, conoscerà anche se stessa, poiché venne di lassù e trasse di lassù tutto il suo  potere.

Plotino, Enneadi

….

Se …. ci è connaturale sussistere nella nostra essenza, arricchirci di noi stessi, e non andare verso ciò che non siamo e impoverirci di noi stessi per ritrovarci nuovamente nella povertà, sebbene la ricchezza sia presente; e se noi che non siamo separati dall’Ente né per luogo né per essenza né ne siamo tagliati fuori per qualcos’altro, ci separiamo da Lui nella conversione al non-essere, ebbene riceviamo allora come giusta punizione per aver abbandonato l’Ente di abbandonare e non conoscere noi stessi; nonostante questo, per amore di noi stessi, possiamo rientrare nuovamente in noi stessi e unirci così a Dio.

Porfirio, Sentenze sugli intelligibili

 

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